Nuovo bonus in busta paga: chi avrà più soldi ogni mese

C’è un momento, quando guardi la busta paga, in cui ti chiedi se quel numero in basso a destra sia davvero “quello giusto”. E nel 2026 questa sensazione tornerà spesso, perché il famoso “nuovo bonus” non è una singola voce magica, ma un mix di detrazioni, ritocchi alle aliquote IRPEF e strumenti di welfare aziendale che, messi insieme, possono cambiare il netto mensile, però in modo molto diverso da persona a persona.

Non è un bonus unico: cosa cambia davvero nel 2026

La parola “bonus” fa pensare a un assegno uguale per tutti. In realtà, nel 2026 l’aumento in busta paga può arrivare da tre canali principali:

  • Detrazioni per lavoratori dipendenti (una sorta di sconto sull’imposta)
  • Taglio di aliquote IRPEF su determinate fasce di reddito
  • Welfare e fringe benefit (buoni, rimborsi, servizi) che aumentano il valore “netto” senza aumentare il lordo

Il risultato pratico è semplice: due colleghi con stipendi simili possono vedere aumenti diversi, anche solo per via della soglia di reddito o della presenza di figli a carico.

Chi avrà più soldi ogni mese: la fascia “fortunata” 20.001-32.000 euro

Qui sta il punto che interessa a tanti, e che spesso viene raccontato troppo in fretta: i lavoratori dipendenti con reddito lordo tra 20.001 e 32.000 euro sono quelli che, in media, vedono l’aumento più consistente e soprattutto più “regolare”.

Il motivo è una detrazione fissa di 1.000 euro annui, che equivale a circa:

  • 83 euro al mese (valore indicativo, spalmato su 12 mensilità)

È quel tipo di incremento che si percepisce: non ti cambia la vita, ma ti accorgi che la spesa settimanale pesa un po’ meno.

Cosa succede oltre i 32.000 euro: la detrazione si “scioglie” fino a 40.000

Superata la soglia dei 32.000 euro, la detrazione non sparisce di colpo, ma si riduce gradualmente. Ed è qui che molti restano delusi, perché si aspettano lo stesso vantaggio della fascia precedente.

In pratica:

  • tra 32.000 e 40.000 euro la detrazione si riduce progressivamente
  • a 40.000 euro tende ad azzerarsi

Questo significa che un aumento di reddito può portare con sé un beneficio fiscale più piccolo, o addirittura nullo, rispetto a chi è poco sotto la soglia.

La leva IRPEF 28.000-50.000: meno “bonus”, più risparmio d’imposta

Per chi guadagna tra 28.000 e 50.000 euro, l’effetto più visibile arriva dal taglio dell’aliquota IRPEF dal 35% al 33% sulla parte di reddito interessata. Non è una cifra fissa, quindi cambia al cambiare del lordo.

Esempi indicativi:

  • a circa 35.000 euro lordi: risparmio di circa 140 euro annui, cioè 12 euro al mese
  • vicino ai 50.000 euro lordi: risparmio fino a circa 440 euro annui, cioè 35-37 euro al mese

Per capirci con un’immagine semplice: non è un “premio” uguale per tutti, è più simile a un rubinetto che gocciola un po’ di meno in tasse.

Le altre leve che possono gonfiare il netto (anche parecchio)

Qui si entra nella parte che spesso fa davvero la differenza, perché non dipende solo dallo Stato, ma anche da come è costruito il pacchetto retributivo.

Tra gli strumenti più comuni:

  • Figli a carico, con fringe benefit fino ai limiti previsti (si parla di esenzioni fino a 2.000 euro annui in contesti specifici)
  • Buoni pasto al valore massimo, che aumentano il potere d’acquisto senza pesare come tasse sullo stipendio
  • Rinnovo CCNL o adeguamenti retributivi (a volte l’aumento vero arriva da lì, non dalla fiscalità)
  • Straordinari o turni, quando rientrano in regimi di tassazione più favorevoli (se applicabile)

In scenari particolarmente favorevoli, sommando più elementi, il vantaggio complessivo può avvicinarsi a 1.200 euro annui, ma è bene dirlo chiaramente: non è la norma per tutti.

Attenzione al “Bonus Cultura”: non è un aumento di stipendio

Un’ultima cosa, perché crea confusione ogni anno. A volte si sente parlare di “bonus in busta paga” riferendosi al Bonus Cultura 2026. Ma non è un extra mensile nello stipendio.

È un credito digitale destinato alla spesa culturale (libri, cinema, musei e simili), fino a 1.000 euro per chi compie 18 anni e rientra nei requisiti, erogato una sola volta. Utile, sì, ma non è una voce ricorrente in payroll e non aumenta il netto mensile.

In sintesi: chi ci guadagna davvero e come orientarsi

Se vuoi una risposta netta alla domanda “chi avrà più soldi ogni mese?”, eccola:

  1. Massimo incremento costante: dipendenti tra 20.001 e 32.000 euro, grazie alla detrazione da 1.000 euro annui
  2. Incremento più contenuto ma presente: tra 28.000 e 50.000 euro, grazie al taglio dell’IRPEF, con benefici crescenti al crescere del reddito nella fascia
  3. Differenza vera: spesso la fa il mix di welfare, buoni pasto, figli a carico e dinamiche contrattuali

Il consiglio pratico è quasi banale, ma funziona: confronta due cedolini, prima e dopo, e guarda le voci di detrazione e imposta, non solo il netto finale. È lì che capisci se il “bonus” c’è, e soprattutto perché è finito proprio nella tua busta paga.

Redazione Wellness News

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