Se hai una seconda casa che resta chiusa per mesi, lo so, l’IMU può sembrare una specie di abbonamento obbligatorio a qualcosa che usi pochissimo. Eppure, dal 1° gennaio 2026, si apre una porta interessante: in alcuni casi potresti arrivare a una riduzione fino al 50%. Non è magia e non è un regalo automatico, però sì, può tradursi in centinaia di euro risparmiati ogni anno, se ti muovi nel modo giusto.
Cosa cambia davvero dal 2026
La novità non è una nuova “super agevolazione” uguale per tutti, ma una maggiore libertà lasciata ai Comuni nel modulare l’imposta. In pratica, la legge consente agli enti locali di prevedere aliquote agevolate (fino alla riduzione del 50%) per alcune seconde case, soprattutto quando l’immobile:
- non è locato
- non è concesso a terzi
- non genera reddito
- resta “a disposizione” del proprietario per uso saltuario
Il punto chiave è che l’agevolazione può essere anche proporzionata ai mesi di effettivo utilizzo. Tradotto: se la casa viene usata solo per pochi periodi l’anno, il Comune potrebbe decidere di tassarla meno rispetto a una seconda casa utilizzata stabilmente.
Chi può avere diritto allo sconto (e chi no)
Qui conviene essere molto concreti. L’agevolazione riguarda le seconde case non locate, cioè quelle che non finiscono né in affitto tradizionale né in locazione breve. L’idea di fondo è semplice: se l’immobile non produce reddito e resta spesso chiuso, il Comune può scegliere di alleggerire il carico fiscale.
In genere, rientrano nel profilo “ideale”:
- abitazioni di villeggiatura usate solo qualche settimana
- immobili utilizzati solo per periodi limitati (weekend, ferie, rientri sporadici)
- case tenute come appoggio, ma di fatto non sfruttate in modo continuativo
Invece, rischiano di restare fuori (o di avere condizioni più rigide):
- seconde case date in affitto, anche solo per brevi periodi
- immobili concessi a terzi (anche gratuitamente, se il Comune lo considera “non a disposizione”)
- situazioni poco chiare sull’uso effettivo, perché manca documentazione o dichiarazione corretta
In mezzo c’è la zona grigia, quella che farà la differenza tra un “ok” e un “no”: cosa decide il tuo Comune e quali prove chiede.
Perché due case identiche potrebbero pagare IMU diversa
Questa è la parte che sorprende di più. Dal 2026, due immobili uguali, stessa rendita catastale, stessi metri quadri, possono essere tassati in modo diverso se si trovano in Comuni differenti, anche confinanti.
Succede perché l’IMU è un’imposta locale e la riforma spinge ancora di più sulla discrezionalità comunale. Se vuoi orientarti, tieni a mente una parola sola: IMU. Da lì discende tutto: regolamenti, aliquote, riduzioni, condizioni e scadenze.
Come richiedere la riduzione senza perdere l’occasione
Qui non basta “sperare”. Se l’agevolazione non è automatica, la regola d’oro è: verificare e dichiarare.
Ecco una checklist pratica, da fare con calma ma senza rimandare:
Controlla la delibera del Comune
Cerca sul sito istituzionale (sezione tributi o IMU) e verifica se è prevista una riduzione fino al 50% per seconde case non locate.Leggi le condizioni nel dettaglio
Alcuni Comuni possono legare lo sconto a requisiti come: mesi di utilizzo, assenza di contratti di locazione, dichiarazioni specifiche, tempistiche precise.Prepara la documentazione
Potrebbero richiedere una dichiarazione IMU o un modulo dedicato, in cui attesti che l’immobile è non locato e “a disposizione”.Presenta la richiesta nei tempi
Anche una domanda corretta, se inviata fuori termine, può diventare inutile. Segna in agenda le scadenze comunali e quelle ordinarie IMU.
Il consiglio che fa davvero la differenza
Se la tua seconda casa resta spesso chiusa e non ti porta reddito, non dare per scontato che “tanto non cambia nulla”. Dal 2026 la differenza la farà un dettaglio: la scelta del tuo Comune e la tua capacità di dimostrare l’uso saltuario e l’assenza di locazione.
In altre parole, lo sconto esiste, ma va “agganciato” con attenzione. Chi si informa per tempo potrebbe trovarsi, a fine anno, con un’IMU molto più leggera e la sensazione rara, ma piacevole, di aver pagato il giusto.

